La realizzazione delle Fonti pubbliche dell’Abbondanza, ultimata nel 1265, rientrava nel progetto di riorganizzazione dell’assetto urbanistico portato avanti dal Libero Comune massetano.
In particolare l’edificio, così come i palazzi costruiti nello stesso periodo nella piazza del Duomo dai quali si esercitava il potere politico e amministrativo, ha una funzione pubblica ed è rivolto al benessere dell’intera cittadinanza.
Fino al 1778 l’edificio sovrastante fu utilizzato come magazzino per il grano: ogni cittadino aveva l’obbligo di depositare il 5% del proprio raccolto in modo da contribuire in caso di necessità alla sussistenza dell’intera comunità. L’edificio ha subìto nel corso del tempo vari rimaneggiamenti e varie destinazioni d’uso.
Durante i lavori di restauro del 1998-1999 è stato portato alla luce un affresco a dir poco sorprendente, rara testimonianza di pittura murale duecentesca dall’inconsueto soggetto profano, che pare affondare le proprie radici nei culti pagani della fertilità.
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